sabato 22 settembre 2007

“Quella liturgia del piagnisteo che ferma i giovani” (pubblicato su "LiberoMercato" di sabato 22 settembre 2007)

Lorenzo ha 35 anni, è laureato in Sociologia, genovese di nascita ma residente a Milano. Una plumbea mattina di dicembre viene licenziato. Lorenzo è disperato, ma ha un blog. E una passione poco redditizia di questi tempi: la scrittura. Ben presto il suo diventerà uno dei più noti blog italiani, che gli procurerà un’occasione di lavoro nell’editoria. Questa è, in breve, una delle diverse storie accuratamente raccontate dalla giornalista de Il Messaggero Angela Padrone in “Precari e contenti”, pubblicato dalla Marsilio Editori. Storie di ragazzi che ce l’hanno fatta e che, per loro fortuna, non hanno contribuito a quel piagnisteo odierno. Storie di ragazzi che hanno avuto la capacità di reinventarsi e che hanno pertanto saputo sottrarsi a quel mal costume assai diffuso nel nostro Paese: la liturgia delle lamentele. Questa liturgia è perfino anacronistica rispetto alle attuali condizioni di mercato, e, per di più, comporta uno sforzo estenuante che invece andrebbe speso nello sviluppo del proprio know-how, e nell’impiego dello stesso per incrementare il proprio potere contrattuale. Che, da una lettura macroeconomica, è determinato da due motivi: i costi in cui l’impresa dovrebbe incorrere per sostituire il lavoratore, in caso di cessazione del rapporto di lavoro; le dinamiche del mercato del lavoro. Quest’ultimo profilo dipende dal tasso di disoccupazione che, per l’appunto, è inversamente proporzionale al potere contrattuale. Per buona sorte, oggi la “sfida” negoziale è meno ostica: il tasso di disoccupazione (dal 2000 al 2006) si è ridotto dal 9,7% al 6,5%, il più basso degli ultimi trent’anni. Tuttavia la litania dei luoghi comuni continua ad imperversare nelle bocche dei più (e meno) giovani. Anzichè inoltrarsi oltre il giardino, c’è chi, nel nostro Paese, si sente minacciato da una novella “peste bubbonica” che riduce in schiavitù i lavoratori. A dire il vero non si riesce a scorgere alcun nesso eziologico fra i disagi dei giovani lavoratori e “l’epidemia” della legge Biagi, visti i riscontri positivi sugli effetti della normativa che ci vengono forniti, per contro, dagli stessi addetti ai lavori.

ALESSIO MANISCALCO

3 commenti:

angela padrone ha detto...

Ciao Alessio e grazie di tutto. Lo svantaggio di essere d'accordo è che cìè ben poco da discutere! Ma almeno con qualcuno...

Alessio Maniscalco ha detto...

Grazie mille a te e complimenti per il libro che hai scritto...mi auguro possa schiarire le idee alla mia generazione, ossessionata da troppo tempo dal falso mito (a mio avviso) del precariato.

antonio ha detto...

giustissimo, i piagnistei non portano a nulla e proprio i giovani dovrebbero dimostrare la loro forza provando a cambiare questo mercato del lavoro ancora ingabbiato su schemi di una vecchia economia e di un vecchio concetto di mercato.
una nota però mi sembra giusto sottolineare, anche se il tasso di disoccupazione è sceso nn per questo il potere contrattuale dell'offerta è aumentato. forse come concetto economico non fa una piega ma a livello pratico in italia l'occupazione è talmente legata alla precarietà che non può dare potere alla parte debole sia tra gli occupati che tra i disoccupati.