giovedì 7 aprile 2016

La nostra vita è liquida (pubblicato su My Generation N. 1 febbraio/marzo 2016)

La nostra è una vita liquida: incerta, flessibile, volatile. E’ caratterizzata da una profonda instabilità, da cambiamenti veloci e imprevedibili, dall’incertezza di cui soffriamo, dalla frammentazione della nostra identità. Non è più possibile impiegare le stesse categorie a cui faceva riferimento la società industriale, una società, al contrario, solida. Così il sociologo polacco Zygmunt Bauman descrive la società moderna. Fenomeni come la deregolamentazione dei mercati finanziari, l’affermarsi della globalizzazione, l’aumento delle povertà e delle disuguaglianze, sono artefici di questo scenario. 
L’organizzazione sociale mette in discussione sé stessa e si rivela fragile per il continuo flusso di merci, capitali, idee. E, in tal senso, l’immagine della liquidità come fenomeno sociale interpreta in modo esaustivo la natura instabile della nostra società nei suoi mutamenti repentini, come il movimento copiosamente veloce dei liquidi; la solidità, invece, è un presupposto che appartiene al passato, poco disponibile a cambiare la propria forma e quindi destinato ad un regime di immobilismo. 
Quanto siamo lontani! Sospirò. Da cosa? Da noi stessi. Le parole dello scrittore Gabriel García Márquez (Dell’amore e di altri demoni) sembrano evocare la crisi identitaria dei giovani: gli occhi con cui le nuove generazioni leggono la realtà non sono più gli stessi.
I giovani, chiarisce Bauman, non vogliono "definire un'identità", ma vogliono avere la possibilità di poterla ridefinire quando è il momento di darle una nuova definizione. Se i nostri antenati si preoccupavano della loro identificazione, oggi prevale l'ansia di reidentificazione. L'identità deve essere a perdere perché un'identità che non piace, non piace abbastanza, o semplicemente rivela la sua età rispetto a identità "nuove e migliori" disponibili sul mercato, deve essere facile da abbandonare. Forse la qualità ideale dell'identità più desiderata sarebbe la biodegradabilità.
La crisi finanziaria esplosa nella seconda metà del 2006 (lo sgonfiamento della bolla immobiliare, la crisi dei mutui subprime e la bancarotta di Lehman Brothers nel settembre 2008), oltre a mettere in ginocchio l’economia, ci ha condotto allo sgretolamento di valori durevoli come il senso di appartenenza alla società e alla famiglia. Lo indica, spiega Bauman, il dato, ad esempio, secondo il quale è calata del 40 per cento la percentuale delle famiglie negli Stati Uniti che condividono almeno un pasto al giorno. La famiglia  non è più il baricentro della vita sociale e spesso non riesce ad essere per i giovani un sostegno nel momento in cui accedono al mondo del lavoro. Inquietudine e senso di inadeguatezza sono sentimenti che accompagnano le vicende delle nuove generazioni nel loro percorso di vita. Oggi le certezze che hanno accompagnato le scelte dei nostri genitori (la sicurezza del posto di lavoro, l’aiuto della famiglia, l’investimento nella propria vita) sono superate: il senso del futuro è stato sopraffatto dal senso di impotenza e di solitudine. I giovani sanno di non poter sfruttare pienamente il proprio know how nel mercato del lavoro, a volte avaro di opportunità e lungimiranza: tre parole, investire sui giovani, stanno diventando una sorta di réclame, una propaganda da inserire in una dichiarazione di intenti. D’altra parte quando i giovani si scontrano con la realtà, rimangono disillusi, sconfitti, fragili. Il marketing, afferma il sociologo Bauman, ha saputo capitalizzare questa debolezza fin dai tempi del walkman lanciato sul mercato con lo slogan “mai più da soli” e da lì è stata una corsa inarrestabile a proporre dei surrogati della collettività.
E questa corsa, frenetica e appunto inarrestabile, ha trascinato le nuove generazioni verso la definizione di connettività, un rifugio dove cercare una identità che si realizza nella continua esposizione di sé, tramite social network e blog personali. 
Ma non sono i giovani ad avere scelto questo nuovo modello di modernità, liquida, dove ciò che è rilevante adesso può facilmente diventare consunto domani. Non sono né i responsabili né i creatori ma, probabilmente, sono ostaggi di essa. 
Usando le parole del sociologo polacco, è una generazione senza tutto, figlia della società liquida.

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